Il riscatto di laurea consente di convertire, tramite il pagamento di una determinata somma, gli anni di università in anni utili al perfezionamento dei requisiti utili alla pensione. Si tratta pertanto di una possibilità interessante da valutare per quanti vogliono raggiungere la pensione con qualche anno di anticipo.

Chi può chiedere il riscatto di laurea?

Il riscatto di laurea consente di valorizzare ai fini pensionistici il proprio percorso di studi universitario: la facoltà è riconosciuta a una condizione fondamentale, il conseguimento del titolo. La facoltà di riscatto non viene quindi accordata a quanti, pur avendo seguito un corso di studi universitario, non lo abbiano poi concluso ottenendo effettivamente il diploma.

I titoli riconosciuti ai fini della normativa in materia di riscatto di laurea sono:

  • diplomi universitari, relativi a corsi di durata non inferiore ai due anni e non superiore ai tre anni
  • diplomi di laurea, relativi sia al cosiddetto “vecchio ordinamento” (corsi di durata non inferiore ai quattro e non superiore ai sei anni) sia degli ordinamenti universitari “post riforma” (lauree magistrali e specialistiche)
  • diplomi di specializzazione, conseguiti successivamente alla laurea e al termine di corsi di durata non inferiore ai due anni
  • dottorati di ricerca
  • diplomi rilasciati da Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (con riferimento ai corsi attivati dall’anno accademico 2005/2006): diplomi accademici di primo e secondo livello, diploma di specializzazione, diploma accademico di formazione alla ricerca

Possono essere inoltre riscattati anche eventuali titoli di studio conseguiti all’estero, purché di valore legale in Italia. Il riscatto può poi riguardare tutto il corso di studi o singoli periodi; possono essere riscattati anche due o più corsi di laurea.

La domanda

Il riscatto di laurea viene riconosciuto solo a domanda dell’interessato. Il mancato importo della soluzione unica o della prima rata viene interpretato dall’INPS come implicita rinuncia alla domanda senza alcun obbligo di versamento di alcun importo (la domanda potrà comunque essere ripresentata in futuro). Va considerata quindi, la possibilità di presentare la domanda, verificare l’onere del riscatto e decidere poi, se pagare o meno.

Le 3 possibilità di riscatto

1. RISCATTO ”CLASSICO” D. LGS. N. 184/1997
L’onere del riscatto ai sensi del D.Lgs. n. 187/97 varia da soggetto a soggetto e i periodi riscattati sono utili sia al diritto alla pensione (si potrebbe accedere prima alla pensione), sia alla misura (i periodi riscattati vengono utilizzati ai fini del calcolo dell’importo pensionistico). Per i periodi che rientrano all’interno del periodo retributivo (periodi fino al 31/12/1995), la somma da versare è determinata secondo il meccanismo della cosiddetta riserva matematica: di fatto, l’onere varierà quindi in base a diversi fattori come età, sesso, periodo da riscattare e retribuzioni percepite negli ultimi anni. L’onere dei periodi da riscatto da valutare con il metodo contributivo (per i periodi dal 01/01/1996 o antecedenti, se si opta per la liquidazione della pensione con un calcolo puro contributivo;  vedi Circ. Inps n. 6/2020) è invece calcolato applicando l’aliquota contributiva della gestione di riferimento (ad esempio, il 33% per i lavoratori dipendenti) sulla retribuzione degli ultimi 12 mesi rispetto alla data di presentazione della domanda.

2. RISCATTO PER I SOGGETTI INOCCUPATI L. N. 204/2007
Il riscatto ex L. 247/2007 ha reso accessibile la facoltà di riscatto anche ai lavoratori “inoccupati”, vale a dire anche a chi al momento della domanda non ha versato alcun contributo obbligatorio, con un onere “light”.
Il parametro di riferimento per il calcolo del costo del riscatto, infatti, è in questo caso rappresentato dal reddito minimo imponibile della Gestione Artigiani e Commercianti (ca. € 15.500/anno), al quale si applica l’aliquota di riferimento dei lavoratori dipendenti (33%). In questo caso, anche se il corso di studi si colloca prima del 1996, i contributi versati vengono valorizzati secondo il sistema di calcolo contributivo. Se a sostenere il pagamento sono invece i soggetti di cui l’assicurato è fiscalmente a carico il contributo è detraibile nella misura del 19% dell’importo stesso.

3. RISCATTO AGEVOLATO D.L. N. 4/2019 (L. 26/2019)
Il riscatto agevolato ex D.L. 4/2019 prevede un metodo di calcolo dell’onere più vantaggioso rispetto a quello ordinario (onere di ca. 5.000,00 € per ogni anno riscattato). Per accedere al beneficio previsto è richiesto che l’interessato non abbia alcun tipo di contribuzione Inps al 31 dicembre 1995. Infatti possono beneficiare del riscatto agevolato i soli lavoratori privi di anzianità contributiva al 31/12/1995 e che abbiano contribuzione solo a decorrere dal 01/01/1996.
E’ previsto che l’eventuale acquisizione di anzianità assicurativa anteriore al 1° gennaio 1996 (per accrediti di maternità, servizio militare, riscatto di periodi contributivi) determina l’annullamento d’ufficio del riscatto, con restituzione dell’onere al soggetto che lo ha versato.
Il periodo da riscattare deve collocarsi tra il 01/01/1996 e il 29/01/2019. Il periodo non coperto da contribuzione può essere ammesso a riscatto nella misura massima di 5 anni, anche non continuativi e non deve essere coperto da contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria o da riscatto, non solo presso il Fondo cui è diretta la domanda stessa, ma anche in qualsiasi forma di previdenza obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti).
La domanda di riscatto può essere presentata dal 2019 al 31/12/2021 e l’importo versato è detraibile o deducibile nella misura del 50%. L’onere di riscatto può essere versato in unica soluzione o in rate mensili (senza applicazione di interessi per la rateizzazione) per un massimo di 120 rate mensili ed alla data del saldo dell’onere, viene accreditato il periodo riscattato. In caso di interruzione del versamento dell’onere sarà comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

La circolare INPS n. 36/2019 ha inoltre specificato che, nel caso in cui sia già stata presentata la domanda di riscatto secondo le modalità ordinarie, ci sono due possibilità per accedere alla nuova agevolazione: se non si è ancora dato seguito al pagamento, il richiedente potrà ritirare la domanda in questione e avanzarne una nuova; se, al contrario, il pagamento rateale è già stato intrapreso, si potrà interrompere il piano, ottenere l’accredito dei contributi già versati e richiedere il calcolo di un nuovo onere agevolato per i periodi residui.

Detraibile o Deducibile?

Gli importi versati a titolo di riscatto di laurea possono essere detratti dai soggetti che non risultano ancora iscritti a nessuna forma previdenziale; in questo caso il riscatto può essere richiesto anche nel periodo intercorrente tra la laurea e l’inizio dell’attività lavorativa. Se il soggetto è fiscalmente a carico di altri, questi ultimi hanno diritto alla detrazione. Gli importi versati vanno indicati in E8/12 del modello 730, o in RP8/12 del modello Redditi PF con il codice 32.

Gli importi invece essere dedotti direttamente dal soggetto, se questi risulta non fiscalmente a carico ovvero se già iscritto a una forma previdenziale e se ha personalmente effettuato i versamenti. In questo caso la deduzione spetta in E21 del modello 730 o in RP21 del modello Redditi PF.

Scarica l’Interpello
dell’Agenzia delle Entrate
n. 225 del 23.07.2020

Passaggio ad altro corso di Laurea

Con il Messaggio n. 5811 del 04/07/2014 l’INPS ha chiarito che possono essere riscattati ai fini pensionistici (sia per poter anticipare l’uscita dal lavoro, sia per incrementare l’importo dell’assegno) i periodi di studio universitario anche nel caso di passaggio ad altro corso di laurea. Il riconoscimento, in questa circostanza, non viene effettuato di norma con riferimento a specifici anni di corso della Facoltà di provenienza, bensì agli studi considerati nel loro complesso. In particolare gli anni da ammettere a riscatto saranno rappresentati da quelli di corso della  nuova  Facoltà,  presso  la  quale è stato conseguito il titolo, nonché dagli anni di corso della Facoltà di provenienza,  individuati questi ultimi, secondo la scelta degli interessati. Tuttavia il numero complessivo degli anni da ammettere a  riscatto è quello corrispondente alla durata regolare del corso che ha dato luogo al conferimento della laurea.
Attenzione che tale possibilità è prevista solo per coloro i quali siano passati ad altro corso di laurea, ottenendo l’iscrizione ad un anno di corso successivo al primo della nuova Facoltà, in quanto sono stati loro riconosciuti gli studi compiuti in precedenza.

COME PAGARE IL RISCATTO
L’importo dovuto per il riscatto può essere versato in un’unica soluzione o, eventualmente, tramite MAV o addebito diretto sul conto corrente in massimo 120 rate mensili. Nel caso in cui si scelgano le rate, vale comunque la possibilità di estinguere anticipatamente il debito, senza costi aggiuntivi. Il mancato importo della soluzione unica o della prima rata viene interpretato dall’INPS come implicita rinuncia alla domanda senza alcun obbligo di versamento di alcun importo (la domanda potrà comunque essere ripresentata in futuro). Va considerata quindi, la possibilità di presentare la domanda e verificare l’onere del riscatto e decidere poi, se pagare o meno. Per le rate successive alla prima, un ritardo nel pagamento comunque non superiore ai 30 giorni è consentito non più di 5 volte. Il pagamento può essere interrotto in qualsiasi momento, senza perdere quanto già sborsato: in questo caso, verrà però accreditato il solo periodo corrispondente a quanto effettivamente versato. Impossibile invece richiedere la restituzione di quanto già versato.